LA RICERCA MATERICA DELLA MM

La linea Rossa di Milano, ormai prossima a raggiungere i suoi primi 60 anni di attività, resta un simbolo di innovazione nel mondo dei trasporti e, in generale, degli edifici adibiti al servizio pubblico. Un grande architettura sociale, una scelta lungimirante dell’allora giunta comunale di voler fare della sua metropolitana, già di per sé un’opera prestigiosa per una grande città moderna, anche un luogo di prestigio. La metropolitana di Milano fu circa la 32esima ad essere costruita (oggi sono più di 160 nel mondo), 101 anni dopo la prima il che non la poneva in un guado tale da non essere né avanguardia, né tra i ritardatari. Tuttavia, in questo suo ruolo potenzialmente in ombra seppe essere rivoluzionaria e lasciare il segno tanto nel modo di realizzare la “rossa” quanto nell’allestirla. In entrambi i settori segnò la svolta tra quello che posso definire “classicismo” e la modernità. E come riuscì ad avere successo in questo ruolo dedicato al cambiamento e all’evoluzione? Nel campo architettonico lo fece grazie al lavoro di Franco Albini, Franca Helg e Bob Noorda, un’opera che seppe innovare sia grazie a proposte innovative ma anche grazie al sapiente, e sostanzialmente artigianale, saper fare tipico del nostro Paese. Partiamo dal corrimano rosso.