IL PROGETTO DELLA METROPOLITANA COMPIE SESSANT’ANNI

IL PROGETTO DELLA METROPOLITANA COMPIE SESSANT’ANNI

Quest’anno è il compleanno, ben 60 anni, del mezzo di trasporto più utilizzato e popolare tra i milanesi: la Metropolitana.

Nella mattinata, alle 10.40 per essere precisi, del 1° novembre del 1964, fu la vedova del politico Ezio Vigorelli1, Diana Fugazza, a tagliare il nastro in presenza delle più importanti autorità del capoluogo meneghino, tutte riunite nella stazione di Lotto per l’occasione.

La metropolitana venne quindi aperta al pubblico nel pomeriggio, alle 17.00, della stessa giornata. L’entusiasmo che si manifestò fu sorprendente: duecentomila persone utilizzeranno il nuovo mezzo di trasporto, curiose di sperimentarlo e aperte alla novità. 

La folla fu talmente numerosa e inaspettata dalla società ATM, che ben presto le macchinette per la stampa del biglietto finirono la carta.

La linea attiva all’epoca andava da Sesto Marelli a Lotto per un totale di ben 21 stazioni che si susseguivano nell’arco di quasi 13 km. Gli architetti incaricati furono Franco Albini (1905- 1977) e Franca Helg (1920- 1989), già molto noti all’epoca; i due architetti razionalisti ricevettero l’incarico nel 1961 dal nuovo sindaco Gino Cassinis2 che seguì il brillante suggerimento dell’ingegnere Giuseppe Ciribini3, che riteneva che Albini fosse l’unico con le potenzialità per svolgere un così importante incarico. 

Albini e Helg accettarono subito la commissione, un progetto urbanistico con una tale portata si presentava come una sfida interessante anche per gli architetti più navigati.

foto 1

Veduta della stazione Loreto sulla Linea 1, 1962-1964, con Franca Helg. Grafica di Bob Noorda

Franco Albini e Franca Helg seguirono l’intuizione di fare della grafica un elemento architettonico funzionale all’orientamento delle persone  e scelsero Bob Noorda (1927- 2010).

Olandese naturalizzato italiano, che negli anni ’60 aveva già dimostrato tutto il suo valore. Basti pensare alla sua collaborazione con l’azienda Pirelli per la quale immaginò un progetto di comunicazione coordinata – tanto caro alla grafica anni ’50 – in qualità di Art Director. Nel 1961 erano già sotto gli occhi di tutti campagne pubblicitarie come il famoso manifesto per lo pneumatico “Rolle” (1957) e per il “Cinturato” (1959).

Per quanto riguarda il progetto architettonico Albini e Helg , si trovarono di fronte ad un progetto già realizzato almeno sulla carta, non potendo intervenire sulla progettazione dello spazio: “la ricerca architettonica puntò soprattutto sui materiali innovativi, replicabili, seriali e adatti agli scopi del tutto innovativi per il settore dei trasporti e non solo” (Minici 2018, p. 96).

A tal proposito, i progettisti scrivono nella relazione di progetto conservata in archivio: “Il lavoro di finitura delle stazioni MM si è svolto su di una struttura già realizzata e con limitatissime possibilità di intervento sul piano distributivo per quanto riguardava sia i percorsi del pubblico, sia il ridimensionamento degli ambienti. […] I criteri conduttori del lavoro si sono basati su di una ricerca di uniformazione dei materiali, scelti a seconda delle esigenze delle singole parti e conformi al concetto di serie e di ripetibilità”.

foto 2
Veduta della banchina nella stazione S. Ambrogio sulla Linea 2, 1964-1969, con Franca Helg e Antonio Piva. Grafica di Bob Noorda

 

Il progetto della MM è sicuramente ancora oggi il più grande spazio milanese, un sistema urbano concepito con un’unità progettuale e un’attenzione ai dettagli senza precedenti.

La lungimiranza di Franco Albini e Franca Helg si manifesta così in questo progetto che rientrerebbe a pieno titolo come esempio pienamente riuscito di design dei servizi, disciplina che negli anni ’60 ancora non era stata codificata4.

La metropolitana di Milano è un luogo con una sua identità, un carattere che la contraddistingue e la rende identificabile: “Nel progetto di Albini, la stazione del metrò è ancora (o ambisce ad essere…) un vero e proprio luogo: teatro o scena del quotidiano, ma anche spazio collettivo e rituale capace di funzionare come dispensatore di identità e come generatore di mappe cognitive” (Annicchiarico 2007, p. 125).

foto 3
Spaccato assonometria della fermata Centrale.

 

Albini e Helg crearono quindi un luogo: uno spazio di tutti, il cui progetto è stato portato avanti con il massimo rigore e attenzione nello studio di ogni sua parte, sia dal punto di vista funzionale e meccanico che estetico.

Un’impostazione dello spazio comune che sicuramente si distanzia dalla progettazione attuale, spesso caratterizzata da un susseguirsi di aree pubbliche asettiche e prive di identità che i sociologi hanno chiamato “non luoghi” e che invadono oggi le nostre metropoli.

Lasciando da parte gli aspetti più funzionali del progetto, è interessante citare le parole di Enrico Filippini che riflette sull’estetica della Linea 1 chiedendosi, “la metropolitana è bella?”; dalla sua analisi la risposta al quesito risulta non soggettiva e si può escludere senza dubbi che la metropolitana sia brutta.

Senza entrare nei meriti della riflessione estetica e del gusto, Filippini afferma: “la metropolitana è bella? La metropolitana è un servizio pubblico impaginato bene, con perfetta pulizia e un raffinato decoro” (Filippini 1966, p. 50). Altri riescono invece a dare una risposta meno elusiva al quesito sulla bellezza della metropolitana, palesando la propria ammirazione verso il progetto.

Tra i suoi estimatori c’è il cantautore milanese Giovanni d’Anzi che insieme a A. Bracchi che scrisse i testi, dedica la canzone Metropolì metropolà che fu suonata per la prima volta all’inaugurazione del ’64 e cantata dai milanesi durante un flashmob organizzato dalla Fondazione Franco Albini per i suoi 50 anni. Degno di nota anche il famoso manifesto Campari (1964) di Bruno Munari, futurista nella sua attenzione alla visione mobile, in velocità e legato indissolubilmente alla metropolitana: un flusso continuo di immagini senza stacchi “non perde la sua efficacia di informazione anche se è intravisto parzialmente, anche se gruppi di persone lo coprono parzialmente, anche se visto di corsa dalla vettura del metrò” affermava Munari.

foto 4

Veduta della banchina nella stazione San Babila sulla Linea 1, 1962-1964, con Franca Helg. Grafica di Bob Noorda

foto 5

Targa commemorativa disegnata da Marcello Nizzoli e catalogo per il Compasso d'Oro ricevuto da Franco Albini, Franca Helg e Bob Noorda nel 1964 per il progetto della Linea 1 della Metropolitana di Milano, 1962-1964

 

Questo progetto, considerato come la più grande opera di design sociale, vinse nel 1964 il Compasso d’Oro con la seguente motivazione:

“Il Compasso d’oro 1964 viene attribuito agli architetti Franco Albini e Franca Helg ed al grafico Bob Noorda per le particolari qualità del coordinamento architettonico e dell’organizzazione della segnaletica delle nuove stazioni della 1Metropolitana Milanese. Queste qualità si possono riassumere nello sforzo per qualificare direttamente, attraverso la comunicazione, l’ambiente architettonico; nell’approfondito studio dell’insieme dei segnali, dei loro rapporti gerarchici, della loro collocazione; nell’organizzazione tecnologica e dimensionale delle superfici interne dei vari ambienti, tesa senza impoverimenti all’unificazione dei vari elementi; nel contrappunto dei materiali. La giuria intende sottolineare, inoltre, l’importanza del fatto che un ente pubblico abbia voluto qualificare un proprio sforzo economico ed organizzativo rivolgendosi a specialisti altamente apprezzati per il loro lavoro creativo”.


1
Ezio Vigorelli (Lecco 1892- Milano 1964) fu un politico e partigiano, Ministro del Lavoro e della previdenza sociale dal 1954 al 1957. Nel 1961 fu nominato Presidente della Metropolitana Milanese, fu proprio la sua opera di convincimento verso lo Stato che permise di trovare i fondi necessari per finire i lavori. Morì sfortunatamente una settimana prima dell’inaugurazione del progetto da lui tanto agognato.

2
Gino Cassinis (Milano 1885- Roma 1964) fu Sindaco della città di Milano dal 1961 fino alla sua morte.

3
Giuseppe Ciribini (Milano 1913- Torino 1990) fu un ingegnere italiano e professore ordinario presso il Politecnico di Milano. All’epoca dei lavori per il progetto della MM era consigliere comunale per la giunta di Cassinis.

4
Il design dei servizi così come lo concepiamo nasce negli anni ’80. Basti ricordare l’articolo “How to design a service” di Lynn Shostack pubblicato il 1 gennaio del 1982.


Bibliografia e bibliografia sul progetto:

    • Edilizia Moderna”, 82-83, 1964; “Abitare”, 30, 1964;  

    • Immagini della Metropolitana di Milano, in “Domus”, 438, maggio 1966; 

    • E. Filippini, “Perché non le belve?” in Domus n° 438 maggio 1966;  

    • “Mobilia”, 162-163, 1969;  

    • “Controspazio”,2-3, 1969; 

    • “Edilizia Moderna”, 91, 1969; 

    • Stazioni della linea 1 della Metropolitana Milanese, in “Ottagono”, 17, maggio      1970; 

    • C. Ejlers, E. Fredriksen, N. Kruger, Stationerne pa Metropolitana Milanese, in C. Ejlers, Offentlig Design, Kobenhavn 1970; M. Fagiolo, cit., in “Ottagono”, 37, giugno 1975;  

    • “L’Architettura. Cronache e storia”, 288, ottobre 1979; 

    • AA. VV., Franco Albini…, cit., Firenze 1979; 

    • M. Grandi, A. Pracchi, Milano. Guida…, cit., Bologna 1980;  

    • Metropolitana Milanese 1962, in “AU Rivista dell’Arredo Urbano”, 6-7,1984; 

    • M. Montuori (a cura di), Lezioni…, cit., Milano 1988; AA.VV., Guida di architettura -Milano, cit., 1990;  

    • S. Leet, Franco Albini and his studio…, cit., New York 1990;  –   F. Rossi Prodi, Franco Albini, cit., Roma 1996. 

    • S. Annichiarico, “Leggerezza, esattezza, molteplicità. Franco Albini e il design” in Zero Gravity, catalogo della mostra a cura di Renzo Piano, Electa Milano, 2007; –  Minici, “La metropolitana milanese. Evoluzione urbanistica e architettonica”, 

    • Silvana Editoriale Milano, 2018;